

L’incontro è nato dalla voglia di re-incontrarsi tutti assieme dopo
anni, molto meglio di una rimpatriata liceale, a seguito di tamtam su Faceboock.
Non è più necessario se a qualcuno di questi, dopo tanto tempo, di De
Gregori non gliene può più fregà de meno; non importa se capisce se
ci sia lui o no o quanto possa essere fondamentale scandire il suo nome.
La cosa essenziale, invece, è rivedersi, rimanere sempre amici anche
dopo un decennio; ritrovarsi esattamente sullo stesso luogo coi capelli
bianchi ma con lo stesso spirito e lo stesso
entusiasmo di allora,
quando si sventolava un mitico striscione sotto il palco come
quindicenni. Quindi, al di là del personaggio "De Gregori",
al quale non stringevo la mano da quasi tre anni, mi ha fatto un immenso
piacere rivedere tutti questi miei amici in questa itinerante e
permanente "gita scolastica", come ci ha definito tempo
fa.
Il concerto? C’è gente molto più brava di me a recensirlo. Posso
solo dire che è stato bellissimo, tutto da ascoltare. Perché chi paga
il biglietto deve sentire musica, buona musica, e basta. Queste nostre
estati musicai stanno diventando sempre più inzuppate di concerti di
questi evergreen all’ultima spiaggia che cercano di allungare il brodo
con personali concetti filosofici citando poesie, pensieri appartenenti
a scrittori del passato e contemporanei o addirittura raccontando cose
personali. Non si paga il biglietto per sapere che sei amareggiato perchè
tua figlia (trentasettenne!) ha avuto due gemelle e che le vizierai per
farle dispetto.
De Gregori è diverso. Tutto quello che vuole dirti che te lo dice
cantando e suonando le sue canzoni, magari dicendoti Grazie (se gli va)
alla fine se si accorge che le hai capite. Poi è contento se ti accorgi
di certe sue magie che non hanno bisogno di spiegazioni. Ieri sera, per
esempio, ha cantato Santa Lucia (la preferita di Dalla) mischiandola con
il riff di Come è profondo il mare. Alla fine della canzone si è tolto
il cappello e, guardando le stelle, ci ha invitati ad alzarci in piedi e
ad applaudire il cielo in segno di rispetto a Lucio. Un grande. L’avranno
capito tutti? Macchè, dopo mezz’ora qualcuno, dalla platea, gli ha
chiesto un omaggio in memoria di Lucio Dalla, beccandosi un sonante “perché
parli?”. Gli epitaffi facciamoli fare a Gigi D’Alessio. Non a De
Gregori.
Bella serata. Grazie Francesco, grazie ai ragazzi della band sempre
affettuosi con noi, ma soprattutto …. grazie amici miei.
Il Nostromo - Dal giornale di bordo, 24.8.2012.

«Viva
l'Italia, ancora il mio augurio» Francesco De Gregori il 23 a
Zafferana. In autunno disco di inediti, alla Mostra di Venezia
documentario su di lui
Domenica
12 Agosto 2012 - La Sicilia - Maria Lombardo
Del
nuovo disco in lavorazione parla il nome dato a questo tour estivo 2012,
«Factory tour», con il quale Francesco De Gregori sta percorrendo la
penisola da Tortona (prima tappa) a Zafferana Etnea dove il 23 agosto il
Principe dei cantautori terrà l'unico concerto siciliano di questa
stagione per Rapisarda Management nell'ambito di Etna in scena. Una
canzone nuova senza titolo è nascosta anche tra le pieghe delle
scalette. Per chi saprà riconoscerla. E non è l'unica novità. In
autunno il nuovo disco con una ventina di inediti, il primo dopo Per
brevità chiamato artista (2008).
Che
i fan del mitico (la sua «Donna cannone» è stata riconosciuta una
delel canzoni più belle del mondo) si tengano forte. De Gregori va pure
alla Mostra di Venezia o meglio sullo schermo per la sezione Venice
Nights nel documentario «Finestre rotte» (titolo mutuato da un canzone
dell'ultimo album) diretto da Stefano Pistolini, in programma il 6
settembre. Vi partecipano artisti che fanno parte del mondo di De
Gregori e che si sono accompagnati a lui nei tour, come Ambrogio
Sparagna (proprio questa estate nell'altro tour che s'intreccia con
«Factory») e poi Vasco Brondi, Cristina Donà, Giovanna Marini. Un
ritratto dell´artista al presente lungo un´estate di concerti e una
serie di conversazioni. Pistolini ci fa ascoltare i suoi pezzi,
testimonia i suoi esperimenti, registra gli stati mentali dell'artista,
i suoi incontri e le sue riflessioni. «Francesco De Gregori - dice il
regista - è un uomo accurato nei movimenti, nei ragionamenti, nelle
cose che dice, in come le dice: praticamente non sbaglia mai. Nella sua
musica c´è la sublimazione del discorso: Francesco è esigente prima
di tutto con se stesso. Colloca le sue canzoni sul piano dell´arte,
come quadri, sculture, pezzi unici. Va filmato con delicatezza: si
lavora con un´estetica complessa, sebbene ci sia la familiarità con
quei pezzi e con quella voce. Contano i punti di vista, il rispetto
delle proporzioni, la profondità di campo. De Gregori va aspettato a
centrocampo». Pistolini, giornalista, scrittore, autore tv, ha
partecipato al Festival di Locarno nel 2004 con «Skateboard
Confidential», alla Festa del Cinema di Roma nel 2010 con «Nessuna
Speranza Nessuna Paura» e l'anno seguente con «Killer Plastic - Tu ti
faresti entrare? ». Per La7 ha diretto dei documentari.
Ma sentiamo Big Francesco (big nel senso della statura: il suo fisico a
61 anni resta asciutto come lo era a 20). Al telefono dalla sua Umbria,
terra d'adozione dove trascorre il tempo libero e le giornate di pausa
nel verde della campagna.
Un'estate divista fra due fronti. Un artista diviso in due?
«Faccio con Sparagna un tour legato alla canzone popolare, ai suoni
tradizionali italiani, usando strumenti come l'organetto, la tamorra, la
zampogna. Stavolta sono io ospite nel concerto di Ambrogio con
l'orchestra popolare italiana. Ma sono un ospite molto invadente,
presente con 15 canzoni. Ma con questo tour che si chiama «Vola, vola,
vola» non veniamo in Sicilia. «Vola, vola, vola» è la nota canzone
popolare che ho ripreso e messo nel mio ultimo disco».

Ma parliamo di Factory Tour, il tour che ti porta in Sicilia.
«Nella playlist ci stanno canzoni recenti e non recenti. Ma alcune
sono come il vino: più invecchiano e meglio sono. Tuttavia io sono
molto legato alla contemporaneità e le vecchie canzoni le metto in
scaletta ma arrangiate con suoni di oggi. Sennò non avrebbe senso.
Insomma canzoni antiche e nuove convivono in maniera pacifica. Mi sono
accorto, dopo aver fatto la scaletta, che le 25 canzoni rappresentano 15
miei dischi. E' come se ognuno di questi Dischi continuasse ad avere
significato. Seguo l'istinto della musica, seguo la band. Il brano più
vecchio è Alice del ‘71 ma si arriva fino all'ultimo che è di
quattro anni fa».
Il pubblico cosa mostra di gradire maggiormente?
«Il pubblico non è mai un'unica entità. I coetanei di De Gregori
sono più legati al repertorio classico, tipo La donna cannone ma non
solo. Prediligono Vai in Africa Celestino o Il cuoco di Salò. Credo che
vecchio e nuovo convivano senza grandi difficoltà».
Lucio Dalla che d'estate era spesso a Milo non avrebbe mancato
questo concerto di Zafferana. Ci penserai? Senti la sua mancanza dopo
aver fatto tante cose assieme?
«Aver fatto della strada assieme a lui è stato un privilegio. Non
scherzo. Dalla è stato un artista dal talento smisurato. Pochi come
lui. La sua assoluta vitalità e generosità l'ha portato a morire sul
palcoscenico: ci ha fatto capire che il suo lavoro non era un mestiere
ma il prolungamento della vita stessa. Raramente due artisti dividono il
palco con la stessa sincerità a distanza a 30 anni come abbiamo fatto
sulle orme di Banana Republic. E non per nostalgia. Avevamo sentito
entrambi la necessità vera di far incontare due anime diverse. Eravamo
molto differenti e perciò producevamo scintille».
Capitano, è stagione di viaggi in mare, di navigazione
«E' vero che d'estate navigo a vista lungo le coste dei luoghi dove
vado a cantare: è anche un modo di fare vacanza. Zafferana Etnea è
bellissima, ci ho già fatto un concerto».
C'è bisogno di musica per tirarsi su, per dimenticare spread e
default.
«Siamo tutti consapevoli di avere dei problemi, dei sacrifici da
fare. Mi sembra che però ci sia in Italia la consapevolezza che i
sacrifici abbiano un senso, un valore, mi sembra che gli italiani non
siano sopraffatti dal senso della sconfitta».
E allora «Viva l'Italia, l'Italia che resiste... ».
«La canto tutte le sere, è un augurio».
Il mercato discografico risente pure della crisi.
«Certo, girano meno soldi ma non è detto che sia un momento
difficile per la musica. Ci sono molte possibilità per chi vuole fare
musica, c'è il mondo della rete».
A parte il «Castello» di Kafka tuo «livre de chevet» cosa leggi
in questo momento?
«Grisham. I suoi romanzi sono solo apparentemente dei gialli. E' un
bravo scrittore. Ho letto casualmente Sulla strada di Kerouac perchè
forse 30 anni fa non era il momento giusto per leggerlo. Non avrei
capito. Invece oggi mi ha dato una grande scossa. E' un libro sulla
ricerca del padre, del senso della vita. Ovviamente a 20 anni capisci
delle cose, a 61 delle altre».
|